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  • Immagine del redattoreRomina Rosso

Johanna Van Gogh-Bonger: la donna che diede la fama a Van Gogh


Vincent Van Gogh, Salici al tramonto, marzo 1888, Rijksmuseum Kröller-Müller, Otterlo

Il nome di Johanna Van Gogh- Bonger per molto tempo è rimasto nell’ombra, donna forte, audace e dedita ad un’unica missione nella sua vita: ottenere un riconoscimento internazionale per le opere di suo cognato, Vincent Van Gogh.

Johanna Bonger, all'età di 21 anni, F. W. Deutmann, Zwolle. Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

Johanna, nata Gezina Bonger il 4 ottobre 1862 ad Amsterdam, era la quinta di sette figli di un editore di un giornale economico che si occupava del valore di importazioni di merci come il caffè e le spezie.

Johanna a differenza delle sue sorelle più dedite a incombenze domestiche si dedicò alla sua istruzione e all’apprendimento della lingua inglese che la porterà a ottenere una laurea e a trasferirsi per alcuni mesi a Londra dove lavorerà nella biblioteca del British Museum.

All’età di 22 anni iniziò a insegnare inglese e nello stesso anno ad Amsterdam venne presentata dal fratello al mercante d’arte Theo Van Gogh, che stava cercando di crearsi un nome a Parigi.

Theo era sul fronte delle nuove correnti artistiche specializzandosi in giovani artisti emergenti tra cui gli Impressionisti come Monet o Renoir o artisti come Manet, Gauguin, Cézanne, Pissarro, Seurat, Henri Rousseau e Toulouse-Lautrec non considerati da altri mercanti d’arte.

Theo Van Gogh, dopo pochi mesi di conoscenza, la chiese subito in matrimonio. Johanna all’inizio non convinta della proposta, sviluppò successivamente un grande affetto per Theo che si trasformerà in un amore profondo che la porterà a sposarlo l’anno successivo.

La loro vita fu felice, nella Parigi della Belle Époque, immersa tra intellettuali, artisti e mercanti d’arte.

Theo ammirò sempre suo fratello maggiore Vincent, ed è risaputo che per la sua intera vita supportò emotivamente e finanziariamente la carriera artistica del fratello.

Vincent van Gogh, unica foto di lui conservata, all'età di 19 anni, Jacobus Marinus Wilhelmus de Louw. Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)
Theo van Gogh, fratello di Vincent, all'età di 32 anni Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)





















Theo fu quello che lo invitò a Parigi a conoscere di persona gli Impressionisti e i Puntinisti e fu quello che lo introdusse alla conoscenza di Paul Gauguin.

Lo stato di salute mentale di Vincent si stava già deteriorando nel momento che Johanna entrò nella vita di Theo e mentre i due annunciavano il loro fidanzamento prima del Natale 1888, Vincent in Arles si tagliò l’orecchio sinistro in seguito a screzi con il pittore Paul Gauguin.

Nel marzo 1889 Theo si sposò con Johanna e Vincent fu prima ricoverato nell’ospedale a Saint-Rémy e successivamente si trasferì ad Auvers-sur-Oise vicino a Parigi sotto le cure del dottor Paul Gachet.

Proprio a Saint-Rémy, Vincent dipinse uno dei suoi più celebri lavori un Ramo di mandorlo in fiore (Almond Blossom). Il dipinto fu un dono al fratello e alla cognata, che avevano appena avuto un bambino, Vincent Willem.

Vincent Van Gogh, Ramo di Mandorlo fiorito, Van Gogh Museum, Febbraio 1890, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

I fiori, che sembrano quasi esplodere sui rami, rappresentano un vero e proprio inno alla vita dal momento che fioriscono in primavera facendone un simbolo di nuova vita.

Questa fu una delle opere favorite della famiglia Van Gogh e rimase sempre con loro.

Nella lettera spedita a Vincent dal fratello che gli annunciava l’arrivo del bambino, Theo scrisse: “Come ti abbiamo detto, lo chiameremo in tuo onore, ed esprimo il desiderio che lui possa essere determinato e coraggioso come te”.

Vincent Van Gogh, Autoritratto, Marzo-Giugno 1887,Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

Nella primavera del 1890 Vincent lasciò l’ospedale per visitare il fratello e il nuovo arrivato. Johanna si aspettava di vedere un paziente mentale indebolito dalla malattia invece si trovò di fronte la materializzazione dello spirito che animava i suoi dipinti sparsi per tutta la casa. Johanna scrisse nel suo diario: “davanti a me c’era un uomo robusto, con spalle larghe con un color sano, sguardo felice nei suoi occhi e qualcosa di veramente risoluto nel suo aspetto…Sembra molto più forte di Theo è stato il mio primo pensiero”.

Purtroppo il destino non fu felice per la famiglia Van Gogh.

Vincent morì in circostanze ancora non chiare a Auvers-sur-Oise nel luglio del 1890 a 37 anni come Raffaello, dopo una carriera da pittore durata solo dieci anni con i quadri più famosi dipinti negli ultimi tre anni di vita che furono interrotti dalle crisi psicologiche e di salute. Tre mesi dopo la morte di Vincent, Theo soffrì di un completo collasso fisico che lo porteranno a una demenza paralitica dovuta alla sifilide e dopo un’agonia tremenda morì a 33 anni nel gennaio 1891.

Johanna dopo solo 21 mesi di matrimonio si ritrovò sola con un bambino piccolo e con approssimativamente 400 dipinti e un centinaio di disegni di Vincent.

La morte precoce dei due fratelli e il fatto che Theo in vita riuscì solo a vendere pochi dei dipinti di suo fratello, prospettavano per le opere di Van Gogh un completo oblio.

Dal momento che si ritrovò sola, Johanna decise di dedicarsi ad un unico scopo che le opere e la vita di Vincent Van Gogh venissero largamente conosciute ed amate.

Lei vide la possibilità di poter far mostre e fare delle vendite strategiche delle opere a individui o a commercianti d’arte che potessero far accrescere il profilo dell’artista. Nel suo progetto un nucleo di opere favorite doveva essere rimosso dalle vendite e mantenuto strettamente dalla famiglia.

Per questo decise di trasferirsi in Olanda nel villaggio di Bussum dove aprì una pensione per mantenere la famiglia e poté dedicarsi ad un altro importante progetto: riordinare la corrispondenza tra Theo e Vincent.

Una cartolina databile 1900, sulla destra si può vedere la pensione gestita da Johanna’, Archivio Historische Kring Bussum

Queste lettere da parte di un artista umile e quasi autodidatta, ignaro della fama che riceverà, sono tra le più commoventi ed eccitanti in tutta la letteratura. In queste lettere possiamo capire il senso della missione dell’artista, le sue difficoltà e i suoi trionfi, la sua disperata solitudine e la disperata ricerca di compagnia e diventiamo consapevoli dell’immenso sforzo e stress sotto il quale lavorava con un’energia frenetica.

La maggior parte delle lettere conservate sono quelle di Vincent a Theo, mentre le lettere di Theo non sono state salvate da Vincent. Da parte di Theo si evince il suo continuo incoraggiamento e supporto mentre Vincent manda schizzi e idee per dipinti, o racconta episodi della sua vita per attirare l’attenzione del fratello.

Johanna occupandosi delle lettere ebbe un’epifania: le lettere di Vincent erano la chiave di lettura per i suoi dipinti.

Una lettera di Vincent per Theo, Novembre 1882, Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

Le lettere trasmettevano l’arte e la tragedia di un uomo e l’intensa vita vissuta unendole in una singola entità.

Johanna decise di tradurre le lettere tra Theo e Vincent in Olandese ed uscirono in tre volumi nel 1914, poi le tradusse in francese ed in inglese.

Un altro passo importante fu leggere e studiare da autodidatta i precetti della critica d’arte.

In contatto con artisti come Émile Bernard, amico di Vincent, cercò di promuovere le opere del cognato.

Lavorò anche in stretto contatto con un editore e commerciante d’arte tedesco Paul Cassirer e suo cugino Bruno per organizzare mostre di Van Gogh a Berlino.

In Olanda si avvicinò al critico d’arte Jan Veth, marito di un’amica ma anche famoso per rigettare l’arte accademica a favore dell’espressione individuale dell’artista. Il critico anche se all’inizio considerava le opere di Van Gogh “quasi volgari” si ricredette e aiutò a promuovere la modernità delle sue opere.

Supportata dal pittore Richard Roland Holst espose anche la prima mostra monografica di Van Gogh ad Amsterdam nel 1892.

La copertina del catalogo della prima mostra di Vincent in Amsterdam, 1892, Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

Johanna fece più di 100 mostre in tutta Europa dove vendette alcune opere di Van Gogh in modo controllato esibendole a fianco di alcuni capolavori come Notte stellata che rimase nella collezione di famiglia.

Questo approccio gradualmente introdusse Van Gogh al pubblico.

Tra il 1891 e 1925, vendette quasi 200 opere di Van Gogh come anche uno dei Girasoli alla National Gallery di Londra nel 1924, sottolineando l’importanza che le opere di Van Gogh fossero presenti nelle collezioni dei più famosi musei.

Nel 1905 organizzò una delle più grandi mostre di Van Gogh in Amsterdam nel Stedelijk Museum.

Ricordata come la più grande esibizione di Van Gogh con 484 opere in mostra.

Nel decennio successivo, tutti i critici ormai conoscevano Van Gogh non solo come artista, ma grazie anche alla traduzione delle lettere, anche personalmente nella sua personale battaglia di trovare nella sua tragica vita la bellezza e i significati della natura. Questo evento cementò la reputazione di Van Gogh come una delle figure più importanti dell’arte contemporanea e il valore delle sue opere iniziò a salire drasticamente.

Nel 1925, Johanna morì mentre era ancora occupata a tradurre le lettere di Vincent in inglese.

Alla morte della madre Vincent Willem soprannominato “l’Ingegnere” si occupò delle opere dello zio.

Il suo interesse era di non dividere la collezione privata di famiglia, per questo creò la Fondazione Van Gogh e scese in trattative con il governo Olandese per realizzare un museo dedicato a Van Gogh.

Vincent Willem Van Gogh in the Van Gogh Museum

Nel 1973 nacque il Van Gogh Museum uno dei musei più famosi di Amsterdam e che espone la più ampia collezione di Van Gogh nel Mondo con opere celebri come I mangiatori di patate, i Girasoli, La Casa gialla e il Ramo di mandorlo in fiore.


Vincent Van Gogh, I Girasoli, gennaio 1889, Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

Vincent Van Gogh, La casa gialla, Settembre 1888,Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

















Il museo Van Gogh è stato l’ultimo apporto della famiglia nel realizzare l’ambizione di Vincent di democratizzare la sua arte e farla entrare nel cuore della gente comune come scrive in una lettera a suo fratello Theo: “Nessun risultato del mio lavoro sarebbe più gradito a me che quei ordinari lavoratori appendessero queste stampe nelle loro stanze o sul posto di lavoro”.

Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, luglio 1890, Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)




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