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  • Immagine del redattoreRomina Rosso

Il Royal Pavilion di Brighton: il Palazzo Regency di Giorgio IV


Il Royal Pavilion - Esterno

L’architettura Regency (o della Reggenza) comprende edifici costruiti nel Regno Unito durante la Reggenza del Principe Giorgio IV, dal momento che il Re Giorgio III fu considerato incapace di regnare a causa della sua malattia, un periodo che è durato solo 9 anni tra il 1811-1820 ma che etichetta anche edifici costruiti prima o dopo questo periodo caratterizzati dallo stesso stile.

Pensare allo stile Regency, il più elegante degli stili inglesi, è pensare a quella eleganza e semplicità descritte nei romanzi di Jane Austen. Uno dei maggiori rami stilistici dello stile Regency fu il neoclassicismo ma lo stile fu anche segnato da una crescita degli stili revival eclettici, dal Gotico allo stile Egizio, Islamico e Indiano.

Il gusto architettonico di Giorgio IV fu alquanto coraggioso, sfarzoso e opulento ma allo stesso tempo estremamente innovativo e inusuale come le sue decorazioni e arredi.

Durante l’età matura, Giorgio divenne un importante patrono delle arti, acquisendo un’incredibile collezione artistica e diventando finanziatore di architetti e designers. Giorgio era un moderno dandy con un appetito illimitato per il buon cibo, per la moda, per gli acquisti e per le donne. Giorgio Principe di Galles, quando compì 21 anni nel 1783, prese la sua prima residenza a Londra, Carlton House.

Giorgio sperimentò nella nuova residenza tutti i tipi di stile architettonici come per testare il terreno per i suoi futuri progetti a Brighton, Windsor e Buckingham Palace. Carlton House era di modeste dimensioni per le sue ambizioni architettoniche ed era strutturalmente in un terreno dissestato e successivamente decise di demolirlo per concentrarsi su un palazzo reale più grande: Buckingham Palace.

Giorgio sviluppò i suoi sogni architettonici in Brighton, una città che fu trasformata da un piccolo villaggio di pescatori in un resort alla moda a metà del XVIII secolo attraverso la promozione della qualità terapeutica dell’acqua marina. Il Principe visitò per la prima volta la città nel 1783 con suo zio il Duca di Cumberland.

Giorgio fu colpito positivamente dalla città e si divertì in compagnia del vivo circolo di amici del Duca di Cumberland e adorò il teatro, le corse di cavalli, il gioco d’azzardo e la talassoterapia.

Determinato ad avere una casa di sua proprietà in Brighton, nel 1786 prese residenza in una modesta casa nello Steine.

Nel 1786 per scappare dai debiti contratti a Londra, Giorgio IV si ritirò a Brighton accomodando in una villa vicina Mrs Fitzherbert, la sua segreta e illecita moglie. L’anno successivo i suoi problemi finanziari furono risolti e i suoi debiti ripagati. Per questo richiese all’architetto Henry Holland di trasformare la sua modesta dimora in una piccola struttura neoclassica con una rotonda centrale circondata da colonne ioniche.

Il risultato venne conosciuto con il nome di Marine Pavilion.

Stampa non datata del Marine Pavilion di Henry Holland 1786-87

Sotto l’influenza del Principe Reggente, William Porden, assistente dell’architetto John Nash, aggiunse le scuderie basate sul disegno del Mercato del Grano di Parigi ma in uno stile indiano che sarebbe diventato il centro delle decorazioni orientali nella riprogettazione del Royal Pavilion a opera di John Nash.

L’evoluzione del Pavilion dalla modesta struttura neoclassica disegnata da Henry Holland nel 1787 al grande progetto orientale dell’architetto John Nash, completato nei primi anni Venti dell’Ottocento, rispecchia il cambio di titoli di Giorgio, Principe di Galles, da Reggente (1811-20) a Re Giorgio IV (1820-30).

Il Pavilion è un meraviglioso edificio ecclettico: esterni indiani e interni cinesi. In realtà è solo una reinterpretazione occidentale dello stile orientale. Giorgio non è mai stato in oriente ma amava la fantastica visione esotica di entrambi i paesi.

Il 1815 fu un anno molto importante per la Gran Bretagna, nazione potente, uscita vincitrice a Waterloo.

Napoleone fu sconfitto in battaglia ma anche in campo artistico, dal momento che Giorgio vedeva Napoleone come rivale in entrambi i campi. Probabilmente la sconfitta di Napoleone considerato l’Imperatore d’Europa e la crescita dell’Impero Britannico soprattutto in Oriente avranno fatto sentire Giorgio come se fosse l’Imperatore del Mondo.

La visione di Nash per la residenza di Brighton amalgamava la sensibilità artistica del Principe con la sua esuberante personalità.

Le cupole e i minareti che si vedono nella parte esterna del Royal Pavilion furono ispirati da scene orientali che si ritrovavano nei disegni di Thomas Daniell, William Daniell e Humphrey Repton. Benché l’esterno presenti elementi dell’architettura indiana, esso è più specificamente un mix di stile Moghul con un generico senso orientale. L’architettura Moghul è un tipo di architettura indo-islamica sviluppata dai Moghul tra il XVI, XVII e XVIII secolo. Sviluppa lo stile delle prime dinastie musulmane in India mescolando lo stile islamico, persiano, turco e indiano, ed è considerato dai Britannici come un classico stile indiano.

L’edificio ha un effetto di leggerezza e di luminosità dovuto alla ritmica successione delle cupole e dei minareti che sono supportati da una struttura in ghisa e dalle spinte verticali.

Sezione del Royal Pavilion di John Nash, (dettaglio), 1827 © British Library Board

Nella Cupola centrale del Pavilion, si può vedere la struttura di ghisa che John Nash costruì sopra il già esistente Marine Pavilion per supportare la volta sopra il Salone. Dal momento che Nash non poté supportare i piani aggiunti e la nuova cupola a forma di cipolla nelle esistenti mura esterne, ideò una gabbia di colonne di ferro che circondavano i muri originali. Questo fu un gesto tecnico audace e Nash continuò a sperimentare largamente con nuovi materiali come nessuno aveva mai fatto precedentemente. Questo fu uno dei primi usi domestici del ferro, precedentemente utilizzato solo per la costruzione di ponti e di edifici industriali.

Il Pavilion, una struttura ammirevole, fu costruito per impressionare e stupire i visitatori.

L’interno del Pavilion mostra l’unione di due talentuosi designers Frederick Crace e Robert Jones che mescolano a un prevalente stile cinese influenze di stile gotico e neoclassico francese.

Il risultato finale, con le loro ricche e sofisticate decorazioni unite alla superba qualità degli arredi e dei mobili, crea una ambientazione magnifica e appropriata per il nuovo monarca.

La decorazione è progettata per aumentare in ricchezza e sfarzo man mano che il visitatore si addentra nelle diverse sale del palazzo. Gli schemi decorativi sono stati ideati dai pavimenti fino ai soffitti con particolare attenzione al drammatico uso delle luci, una delle ossessioni di Giorgio IV.

La Entrance Hall (Sala d'Ingresso)
La Entrance Hall dalle Vedute di Nash, disegnato da Frederick Crace

Dall’entrata Ottagonale, i visitatori entrano nel primo ambiente chiamato Entrance Hall (Salone d’Entrata). Questa sala fu decorata da Frederick Crace con pannelli e striscioni con serpenti e draghi su uno sfondo di un colore verde pallido. La sala ha un lucernaio in vetro dipinto con dragoni gialli e verdi.

La Lunga Galleria

La Lunga Galleria dalle Vedute di Nash, mostra lo schema decorativo finale di Crace

Proseguendo il percorso, i visitatori entrano in uno dei più affascinanti ambienti: la Lunga Galleria. La Galleria collega la Entrance Hall con la Sala della Musica e la Sala dei Banchetti. La lunga galleria fu utilizzata anche come ambiente per giocare a carte, per conversazioni e per intrattenimenti musicali. Le pareti erano divisi in cornici di bambù e dipinti con disegni di rocce, uccelli in toni azzurri su uno sfondo rosa. L’ambiente era decorato con mobili e piedestalli a imitazione del bambù, vasi orientali, pagode e sculture di figure cinesi.

La Lunga Galleria è un perfetto esempio dell’uso dell’illusione e dell’inganno: le scale non sono di bambù ma di ferro imitante il bambù, i mobili in faggio imitano il bambù e le finestre dipinte ad entrambi le terminazioni sono illuminate esternamente di notte con l’uso del gas per dare all’interno un effetto di luci soffuse.

Salone dei Banchetti
Dettaglio del Drago che afferra il lampadario centrale

La sala successiva è il magnifico Salone dei Banchetti con le sue splendide decorazioni.

Robert Jones decorò i muri con larghi pannelli dipinti con scene domestiche cinesi, tutti successivamente rimossi dalla Regina Vittoria. Il punto focale centrale è il lampadario lungo più di 9 metri e appeso alla cupola principale, e afferrato tra gli artigli di un drago argentato sospeso sull’apice della volta e sotto decorato con altri sei draghi più piccoli che esalano la luce attraverso vetri a forma di loto. L’effetto, come i contemporanei osservarono, era “stupefacente”.

La decorazione generale era di diverse cineserie con tendaggi marroni e dorati con una complessa decorazione di animali fantastici, corpi celesti e raggi. Tutte queste decorazioni sono massoniche dal momento che il Principe di Galles era il Grande Maestro della Loggia del Principe di Galles, costituita nel 1787.

Molti banchetti furono fatti in questo salone con portate con più di 60 piatti. Oggigiorno il tavolo è allestito per la portata dei desserts con un appropriato e sontuoso servizio in bronzo dorato e candelabri dorati.

Era usanza nel periodo della Reggenza di esibire con estrema cura le migliori collezioni di servizi da tavola, per enfatizzare lo status e il benessere del proprietario.

La Grande Cucina
La Grande Cucina dalle Vedute di Nash

Un altro fantastico ambiente è la Grande Cucina. Giorgio IV era deliziato non solo dal design della cucina ma anche da tutti i moderni accessori al suo interno. Per questo fu definita “la Cucina del Re”, in quanto Giorgio amava mostrarla ai suoi ospiti. La cucina era un esempio di modernità e tecnologia. Un alto soffitto illuminato da lanterne e da dodici finestre con telaio a ghigliottina davano all’ambiente luce e aria fresca. Quattro colonne di ghisa con una terminazione in rame a forma di palma supportano la volta e quattro estrattori dell’aria a forma di parasole erano stati ideati per eliminare gli eccessi di calore, odore e vapore dalla cucina. Nella parte sud fu collocato un grande camino con quattro girarrosti, che potevano essere utilizzati contemporaneamente, e che permettevano allo chef di presentare una diversa gamma di arrosti nel menù.

Il Salone

Una delle parti più antiche del Pavilion è il Salone decorato originariamente in stile neoclassico, successivamente in stile cinese ma Jones lo ridecorò nel 1823 con una decorazione opulenta e reale.

Il Salone fu riaperto nel 2018 dopo sei anni di restauro per cercare di ripristinare lo schema decorativo di Jones.

I muri erano decorati con specchi e con motivi di fiori e foglie a tempera bianco perla.

Pannelli di seta e tendaggi descritti come “seta color Geranio (rosso) di sua Maestà e oro”, sono state riprodotte come anche la replica del bellissimo tappeto fatto a mano dalla ditta Axmister.

La Sala della Musica

La successiva sala rappresenta una delle passioni di Giorgio: la musica.

La straordinaria Sala della Musica è illuminata da nove candelabri a forma di loto. I muri decorati da Crace e Lambelet con scene cinesi su sfondo rosso sostenute da dragoni dipinti d’oro. In questa sala il compositore italiano Rossini, che visitò il Pavilion nel 1823, si esibì per il Re e il suo entourage.

Gli Appartamenti del Re, camere private, erano state realizzate per il confort e la comodità e no per il pubblico e per questo presentano una decorazione più trattenuta. Uno delle decorazioni cinesi fu riutilizzata nelle Yellow Bow Rooms, stanze per i fratelli del Re Il Duca di York e il Duca di Clarence. Il colore utilizzato per le tappezzerie fu il giallo di Cromo, colore che non entrò in commercio fino al 1818, e al tempo fu una scelta innovativa e moderna.

Gli Appartamenti del Re
Le Yellow Bow Rooms

Giorgio IV fece meno visite al Pavilion e la sua ultima visita fu nel 1827, tre anni prima di morire. Suo fratello Guglielmo IV lo succedette sul trono e regnò fino al 1837. In seguito sua nipote Vittoria divenne Regina.

Lei utilizzò il Pavilion come residenza reale fino al 1845 quando decise di venderlo.

Vittoria si sentiva continuamente osservata dal pubblico e la residenza era un posto troppo pubblico per la sua famiglia. Furono adibiti 143 carri con mobili e decorazioni che vennero rimossi dal Pavilion e trasportati a Londra nelle Collezioni Reali.

Nel 1849 un progetto di legge fu portato in Parlamento che avrebbe permesso la demolizione del Pavilion e la vendita dell’area per riqualificazione.

Questo fu bloccato da una petizione popolare e da una campagna promossa dal segretario comunale di Brighton, Lewis Slight. Il Pavilion fu comprato dalla città di Brighton per £53.000.

Una delle caratteristiche del Pavilion è che è l’unico Palazzo Reale a non essere sotto la Corona o lo Stato.

Il Pavilion aprì al pubblico cercando di ricreare lo stile originale. La Regina Vittoria restituì dipinti, candelieri e decorazioni. Il Pavilion fu utilizzato per una vastità diversa di eventi pubblici: da prestigiose assemblee, a balli, a tea room, a mercato, recite di bambini, fiere di fiori e anche per un circo. Scrittori come Oscar Wilde e William Thackeray fecero conferenze. Nel 1861 fu aperto nel Pavilion il Museo di Brighton e nel 1866 la prima biblioteca pubblica.

Uno dei più straordinari utilizzi fu durante la Prima Guerra Mondiale quando fu utilizzato come ospedale per i soldati indiani. In quel tempo con la Gran Bretagna in disperata necessità di trattenere la fedeltà dell’India, l’ospedale nel Pavilion divenne un importante strumento di propaganda.

Soldati indiani nella Sala della Musica
Soldati indiani nelle Scuderie

Molti Re e Regine restituirono nel tempo mobili e altri furono ricreati seguendo le fonti storiche. Negli anni ottanta e novanta del Novecento furono ristabiliti anche i giardini seguendo il più possibile i disegni originali. I progetti per i giardini di Nash erano parte integrale della visione completa del Palazzo Reale. Questi mostravano un nuovo stile ornamentale di giardinaggio, con cespugli, letti di fiori e con percorsi di viali serpeggianti in contrasto con il giardino all’inglese del XVIII secolo concentrato sugli effetti visivi del paesaggio e non sulla decorazione floreale.

Il Royal Pavilion ha una storia variegata e affascinante e per 200 anni è stato centrale per l’identità eccentrica e controversa della città di Brighton, che è cresciuta intorno a questo iconico monumento.

Costruito per l’intrattenimento e il piacere non era previsto che il Royal Pavilion sopravvivesse per due secoli.



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