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  • Immagine del redattoreRomina Rosso

Capolavori da Torino 1

Aggiornamento: 26 gen 2023


Hans Memling, La Passione di Cristo, 1470, Galleria Sabauda, Torino

Hans Memling (1430-1446 ca/ 1494)

La Passione di Cristo

Dipinto a olio su tavola

1470

56.7 cm x 92.2 cm

Galleria Sabauda, Torino


La Passione di Cristo di Torino è uno straordinario dipinto di Hans Memling, il pittore più ricercato a Bruges, e commissionato dal direttore della filiale a Bruges del banco dei Medici, Tommaso di Folco Portinari.

Il dipinto è la raffigurazione di 23 singole scene della Passione unite simultaneamente in un’unica scena.

L’opera non è solo importante per la sua straordinaria composizione ma anche per la ricca storia che la circonda portandola a viaggiare da Bruges alle principali corti italiane.

Tommaso Portinari era uno dei membri della illustre famiglia fiorentina di banchieri e mercanti.

Suo padre fu direttore di una delle filiali dei Medici e suo fratello maggiore Pigello Portinari ha diretto la filiale di Venezia per molti anni e aprì la filiale a Milano nel 1468.

Tommaso Portinari in giovane età seguì a Bruges suo cugino, Bernardo di Giovanni d’Adoardo.

Tommaso fu impiegato nella filiale di Bruges del banco dei Medici per molto tempo, più di 25 anni, ma non raggiunse mai una posizione superiore a vice direttore e questo fu, apparentemente su richiesta di Cosimo de’Medici, che non si fidava di lui.

Dopo la morte di Cosimo, divenne direttore e azionista della filiale all’età di quarant’anni, dovuta alla sua usurpazione di potere nella primavera del 1464 occupando la posizione di Angelo Tani, in quel momento assente.

Tommaso fu un uomo ambizioso in Bruges e possiamo vedere come utilizzò la sua posizione sociale e l’arma più importante dell’epoca, le sovvenzioni per istituti religiosi, per spingere in avanti la sua carriera professionale e per integrarsi completamente nella società locale.

Dipinti e ritratti erano socialmente molto importanti. Il primo dipinto che Tommaso commissionò in Bruges fu la Passione di Torino. La tavola relativamente piccola continua a far sorgere interrogativi agli studiosi sulla sua destinazione d’uso e sulla sua datazione.

Hans Memling. La Passione di Cristo, lato sinistro

Per capire come la rappresentazione delle singole scene della Passione sono raggruppate tutte insieme, bisogna iniziare a leggere il dipinto dall’alto a sinistra.

Tutta la composizione è ambientata in una veduta immaginaria di Gerusalemme dove Memling ha posto come in uno grande scenario all’interno delle mura tutte le scene che si svolsero all’interno della città e nel paesaggio esterno quelle che si svolsero all’esterno. Anche i passaggi di luci e ombre segnano il passaggio del tempo tra il giorno e la notte.

Dall’alto in basso a sinistra possiamo vedere: Gesù che entra a Gerusalemme, Gesù che caccia i mercanti dal Tempio, Giuda tradisce Gesù presso i sommi sacerdoti, l’Ultima Cena, la preghiera nel giardino dei Getsemani, il bacio di Giuda e l’arresto di Cristo.

Nella parte centrale all’interno della città: il rinnegamento di Pietro, Cristo davanti a Pilato, la flagellazione di Cristo, l’incoronazione di spine, l’Ecce Homo, Pilato presenta Gesù alla folla e la costruzione della Croce.


Hans Memling, La Passione di Cristo, parte centrale
Hans Memling, La Passione di Cristo, lato destro

Dalla parte destra dal fondo uscendo dalle mura della città: Gesù che carica la Croce e Simone di Cirene portando la Croce, Gesù inchiodato sulla croce, Crocifissione, Gesù deposto dalla croce, Gesù posto nel sepolcro, la Resurrezione, Discesa agli inferi, Gesù appare alla Maddalena: noli me tangere, Incontro con i discepoli di Emmaus e Gesù appare sul lago di Tiberiade.

Questi generi di dipinti erano solitamente intesi per preghiere e meditazioni private conosciuti come “Imitatio Christi”. Allo stesso tempo, corrisponde ad un’altra pratica dell’epoca, i tableaux vivants, la rappresentazione teatrale delle scene della Passione di Cristo che sostituiva il pellegrinaggio a Gerusalemme.

Nella Passione di Torino si possono vedere i due committenti in preghiera a sinistra Tommaso Portinari e a destra sua moglie Maria Baroncelli, vestiti alla moda della corte borgognona, signori dei Paesi Bassi borgognoni, mostrando la loro ricchezza e il loro status sociale.

Portinari probabilmente commissionò questo dipinto per il suo matrimonio nel 1470 come suggerito da Dirk De Vos. Tommaso Portinari aveva una speciale connessione con Carlo il Temerario e la sua corte che lui voleva imitare non solo nella moda ma anche nell’arte.

Si può ipotizzare che il dipinto della Passione imitasse in piccola scala la serie degli arazzi della Passione, intrecciati con fili d’oro, che decoravano la cappella del Prinsenhof durante le celebrazioni del matrimonio tra Carlo il Temerario e Margherita di York nel luglio 1468.

Arazzo con scene della Passione: Gesù che carica la Croce la Crocifissione, La Resurrezione, 1450-75, Musées royaux d'art et d'histoire, Bruxelles

La tavola della Passione di Torino doveva imitare e allo stesso tempo rimpiazzare la maestosità degli arazzi della cappella ducale, utilizzando la qualità della pittura.

Tommaso probabilmente nello stesso anno commissionò i due ritratti del Metropolitan Museum di New York, originariamente facenti parte di un trittico con in centro un pannello con La Vergine e il Bambin Gesù.

Hans Memling, Tommaso di Folco Portinari, Maria Portinari, ca 1470,The Metropolitan Museum of Art, New York

Nel 1476-77 commissionò il trittico Adorazione dei pastori con angeli e i santi Tommaso, Antonio abate, Margherita, Maria Maddalena e la famiglia Portinari ad Hugo Van der Goes.

Tommaso e ritratto con i suoi due figli Antonio e Pigello, e Maria Baroncelli Portinari con sua figlia Margherita. Il dipinto fu probabilmente commissionato per la cappella di famiglia nella Chiesa di San Giacomo a Bruges.

Hugo van der Goes, Adorazione dei pastori con angeli e i santi Tommaso, Antonio abate, Margherita, Maria Maddalena e la famiglia Portinari, ca 1477-78, Galleria degli Uffizi, Firenze

Portinari usò la sua posizione per fare larghi e estremamente rischiosi e insicuri prestiti a Carlo il Temerario, che non furono mai ripagati e danneggiarono la banca gravemente. Non c’è da meravigliarsi che per i suoi servigi, Portinari divenne uno dei consiglieri preferiti di Carlo il Temerario.

Problemi finanziari per la vendita dell’allume di proprietà del papato e dei Medici, cattivi investimenti come le due galee che affondarono o furono catturate da navi corsare, il debito rimanente con Carlo il Temerario, portarono i Medici a chiudere la filiale di Bruges, sciogliendo gli accordi con Portinari.

In grandi difficoltà finanziarie fu costretto a vendere i gioielli appartenenti alla famiglia in Roma e a chiedere un prestito ai colleghi per poter trasportare il trittico di Van der Goes all’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze.

Il dipinto arrivò a Firenze nel 1483, da Pisa, e fu un evento; l’opera fu considerata estremamente innovativa agli occhi dei pittori fiorentini, che ne apprezzavano il realismo, il paesaggio e la fisionomia dei personaggi.

Maestro delle scene della passione di Bruges, Cristo presentato al popolo, 1515

Nei documenti non vi era nessun riferimento alla Passione di Torino che deve essere rimasta collocata in uno degli edifici religiosi in Bruges dopo la morte di Portinari, dal momento che ci sono diverse copie del dipinto fatte da pittori di Bruges come quella del Maestro delle scene della Passione di Bruges fatte nel 1515.

Probabilmente il pannello si trovava nel monastero degli Osservanti, finanziato dal Portinari, che fu sciolto nel 1517 e per questo la tavola probabilmente fu spedita in Italia.

Giorgio Vasari menziona nella prima edizione delle Vite 1550 un pannello con scene della Passione nella villa medicea a Careggi e nella seconda edizione 1568 la tavola era nella collezione di Firenze del Duca Cosimo I de’Medici.

Il Duca Cosimo I probabilmente intorno al 1570-71 donò la tavola al Papa Pio V.

Il Papa lo aveva elevato con il titolo di Granduca di Toscana, dopo che Cosimo aveva supportato la Lega Santa contro l’impero Ottomano, con il risultato della battaglia di Lepanto (1571).

Il dipinto fu considerato un dono prestigioso, di valore e desiderabile donato da un Granduca a un Papa, e segna anche la grande considerazione che l’opera di Memling aveva dopo un secolo dalla sua realizzazione.

Pio V, nato Antonio Ghislieri, proveniva da Bosco Marengo (Alessandria) e mandò la tavola al Monastero domenicano di Santa Croce e Tutti i Santi, che fu commissionato nel 1566 quando era ancora vescovo e arricchì con la sua nomina a Papa mandando gli artisti più importanti del tempo tra cui Giorgio Vasari.

Monastero domenicano di Santa Croce e Tutti i Santi, Bosco Marengo, facciata
Monastero domenicano di Santa Croce e Tutti i Santi, Bosco Marengo, interno

Nel 1796, il monastero fu saccheggiato dalle truppe napoleoniche e molte opere furono rimosse, ma la piccola tavola della Passione fu nascosta da un monaco fino alla Restaurazione (1814).

Il dipinto fu successivamente donato o comprato dal re Vittorio Emanuele I di Savoia, entrando a far parte delle collezioni reali.

Nel 1832 il re Carlo Alberto di Savoia inaugurò la galleria reale a Palazzo Madama, successivamente nominata Galleria Sabauda fu trasferita nel Palazzo dell’Accademia delle Scienze e dal 2014 la collezione fu collocata nella Manica Nuova di Palazzo Reale.

La Passione di Torino di Hans Memling è una delle opere più importanti nelle collezioni della Galleria Sabauda.

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