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  • Immagine del redattoreRomina Rosso

Capolavori da Buckingham Palace


Canaletto, sala tre, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

THE QUEEN'S GALLERY, BUCKINGHAM PALACE - fino al 13 febbraio 2022


I 7000 dipinti delle Collezioni Reali formano una delle più importanti collezioni dell’arte occidentale nel mondo. Diversamente dalle collezioni museali, che hanno lo scopo di apportare una conoscenza generale delle rappresentazioni artistiche, la Collezione Reale è il riflesso del gusto e degli interessi dei diversi monarchi negli ultimi cinque secoli.

Capolavori delle Collezioni reali sono stati esposti a Buckingham Palace fin da quando la residenza fu acquistata da Giorgio III e dalla regina Carlotta nel 1762.

I dipinti esposti furono risistemati durante il regno di Giorgio IV, che commissionò all’architetto John Nash di rinnovare il palazzo negli anni Venti dell’Ottocento. Una galleria pittorica (Picture Gallery) fu inserita per mostrare l’eccezionale collezione di dipinti del sovrano. Fino ad oggi, questa galleria è rimasta il luogo principale per esporre alcune delle più importanti opere d’arte italiana, olandese e fiamminga appartenenti alle collezioni reali.

Negli ultimi sessant’anni la Queen’s Gallery, la principale galleria d’arte pubblica di Buckingham Palace, la dimora dei sovrani britannici, esibisce a rotazione opere d’arte dalle Collezioni Reali.

Il pubblico può anche vedere questi capolavori duranti le brevi aperture di Buckingham Palace durante l’estate.

La mostra Capolavori di Buckingham Palace (Masterpieces from Buckingham Palace) 2021-2022 si focalizza sui pittori Olandesi, Fiamminghi e Italiani.

Nel primo salone della mostra tutti i dipinti sono stati realizzati nei Paesi Bassi nel periodo di tempo tra il 1630 e il 1680, e tutte le opere, tranne due, sono state acquistate da Giorgio IV, quando era Principe di Galles, per arredare i sontuosi interni di Carlton House, sua residenza a Londra.

Queste opere rappresentano il cosiddetto Secolo d’oro Olandese. Sono opere di piccole dimensioni, scene di vita quotidiana, con personaggi inseriti nei paesaggi, negli interni domestici, nelle locande o nei negozi.

Probabilmente Giorgio IV, come gli originali acquirenti, ammirò in queste opere il senso di commedia, la brillante tecnica, la loro verosimiglianza alla realtà, la fascinazione per i minuti dettagli, le superfici tattili e l’abilità di suggerire spazi riempiti dalla luce e dall’aria.

Uno dei capolavori Lezione di musica (o Gentiluomo e dama alla spinetta) di Johannes Vermeer, fu comprato da Giorgio III, padre di Giorgio IV, come parte della collezione di Joseph Smith, console britannico a Venezia.

Johannes Vermeer, Lezione di musica (o Gentiluomo e dama alla spinetta), ca 1660, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust
Johannes Vermeer, Lezione di musica (o Gentiluomo e dama alla spinetta), dettaglio, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Questa è una delle più importanti opere dell’arte Olandese nelle collezioni reali: solo 34 dipinti di Vermeer sono conosciuti oggigiorno e sono difficili da datare e ogni cronologia deve essere basata sull’interpretazione dello stile e sulla complessità della composizione. La lezione di Musica sicuramente fu dipinta negli anni sessanta del seicento, e anche i simbolismi del dipinto rimangono enigmatici. L’iscrizione nel virginale “MVSICA, LETITIAE CO[ME]S/ MEDICINA.DOLOR[UM]” può essere tradotta come "La musica è compagna della gioia e medicina per il dolore", probabilmente riferita alla coppia, che noi interrompiamo non notati, lui continua a cantare e lei ad accompagnarlo sul virginale.

Vermeer in questo dipinto dimostra le sue straordinarie capacità di verosimiglianza con il reale, la sua costruzione prospettica e la sua manipolazione degli effetti di luce rafforzano la struttura compositiva.

Allo stesso tempo, le riflessioni dello specchio anche se appaiono otticamente corrette no rispettano la realtà. Solo nella riflessione dello specchio la donna si volta verso l’uomo, e la loro intimità è minata dalla presenza di una delle gambe del cavalletto dell’artista, ricordandoci che tutta la scena è una sofisticata creazione di Vermeer.

Pieter De Hoock, Giocatori di carte in una stanza soleggiata, 1658, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust
Jan Steen, Donna nel suo Bagno 1663, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Un’altra intromissione nell’intimità di un altro dipinto è Donna nel suo Bagno di Jan Steen.

La elaborata composizione e ricerca del soggetto rivelano molteplici connessioni che erano facilmente riconoscibili per i contemporanei, attestando l’intelligenza del pittore nell’uso della simbologia in questo caso della Vanitas.

Simboli dei piaceri sensuali sono: il liuto con una corda rotta, un teschio avvolto dalla vite, una candela con la fiamma spenta e una scatola dei gioielli con il coperchio aperto.

In Giocatori di carte in una stanza soleggiata di Pieter De Hoock lo spettatore sembra un intruso nella scena, senza che i personaggi se ne siano resi conto. Due giocatori ci danno le spalle e tutti sono assorbiti dalle dinamiche del gioco. La scena non ha il classico sfondo scuro simile ad un palcoscenico, ma lo sfondo è molto chiaro e più spazioso, come se il dipinto fosse uno stuzzicante prologo per qualcosa ancora più interessante da scoprire.

Jan Steen, Interno di una locanda, con giocatori di carte e un violinista, c. 1665, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust
Nicolaes Maes, Nella Padrona di Casa ascoltando, 1655, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Alcune opere mostrano anche la follia e la smodatezza umana, dipinte con precisione e senso ironico della commedia come Interno di una locanda, con giocatori di carte e un violinista di Jan Steen o Nella Padrona di Casa ascoltando di Nicolaes Maes, dove la padrona di casa scende lentamente le scale per sorprendere i suoi domestici che si stanno comportando in malo modo nel sottoscala della casa.

Nella mostra due dei più piccoli dipinti attirano l’attenzione dei visitatori. Sono opere di uno degli allievi di Rembrandt, Gerrit Dou un pittore di genere e fondatore della scuola detta fijnschilders (letteralmente "pittori raffinati").

Gerrit Dou, La tagliatrice di cipolle, 1646, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust
Gerrit Dou, Nel negozio del droghiere, 1672, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Nel negozio del droghiere Dou dipinge una drogheria che vende uova, latticini, pane, carne e prodotti esotici mostrando quanto aperta fosse l’economia olandese per le importazioni. Tutti questi prodotti perfettamente sistemati creano quel senso di verosimiglianza, i prodotti sembrano uscire dal dipinto verso il mondo reale.

Un’ altra deliziosa e minuta opera di Dou è La tagliatrice di cipolle. Dou gioca con la luce e fa apparire gli oggetti “vivi” nello spazio con una giovane domestica che guarda direttamente allo spettatore.

La seconda sala espone opere di maggiore dimensione, ritratti di commissione e paesaggi ambiziosi con significati religiosi o simbolici.

La sala è dominata da tre artisti molto diversi come personalità ma simbolo della varietà e diversità della professione del pittore nei Paesi Bassi: Rubens, diplomatico e proprietario terriero, Van Dyck, cortigiano e Rembrandt, un professionista alla dipendenza dei mercanti di Amsterdam.

Rubens è presente nella mostra con il suo straordinario autoritratto offerto al re Carlo I, con Il Ritratto di una Donna, L’Assunzione della Vergine e alcuni paesaggi.

Pieter Paul Rubens, Inverno: Interno di un fienile, ca 1618-19,The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Uno dei paesaggi intitolato Inverno: Interno di un fienile. Questa scena è un raro esempio di Rubens che esplora la tecnologia mondana di una fattoria, con diverse allegorie e un messaggio nascosto della natività senza dipingere Betlemme. In questa composizione è possibile che Rubens abbia aggiunto una striscia di tela di 60 cm sul lato sinistro (dove il fattore si appoggia al forcone) per rendere l’opera delle stesse dimensioni di Estate (nelle collezioni reali), che probabilmente faceva coppia nelle collezioni del Duca di Buckingham.

Antoon Van Dyck, Gesù guarisce un paralitico, ca 1619, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Il giovane Van Dyck, nell’ opera Gesù guarisce un paralitico, era solo ventenne e allievo nello studio di Rubens, e probabilmente ha eseguito qui un disegno di Rubens, sotto la supervisione del suo maestro. Similmente alle composizioni di Caravaggio, Van Dyck incoraggia lo spettatore a partecipare al dramma, come se noi fossimo i prossimi in linea per essere guariti.

Nella mostra ci sono diverse opere di Rembrandt ma uno sicuramente attira di più l’attenzione dei visitatori dal momento che è considerato uno dei più bei ritratti delle Collezioni Reali ed è il ritratto di Agatha Bas.

Rembrandt Van Rijn, Agatha Bas, 1641, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust
Rembrandt Van Rijn, Agatha Bas, dettaglio, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Questo dipinto è stato realizzato nel punto più alto della carriera e del successo del più importante pittore di Amsterdam e anche il più creativo e innovatore pittore d’Europa. Rembrandt nei suoi dipinti è sempre ansioso di ricreare effetti della realtà, una realtà concreta e tattile. In questo dipinto introduce un nuovo escamotage: la figura si appoggia su una cornice di ebano che spezza i confini tra lo spazio immaginario e quello reale.

I pizzi, il ventaglio e il drappeggio danno questa intensità, di una realtà solida e viva, invece il tratteggio del volto è molto più velato e allusivo con contrasti di luce e ombra. Uno degli aspetti più interessanti di questo ritratto è il modo in cui Rembrandt dipinge una donna nel 1641: lei non si rivolge al ritratto del marito; invece guarda direttamente allo spettatore con un senso di sicurezza e potere. Questo è raro perfino per i ritratti maschili ed era una cosa impensabile nei ritratti femminili. Questo dimostra come erano maggiormente potenti le donne nei Paesi Bassi rispetto a qualunque altro paese in Europa.

Rembrandt Van Rijn, Il costruttore navale e sua moglie, 1633, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Il dipinto successivo è uno straordinario doppio ritratto Il costruttore navale e sua moglie: Jan Rijcksen e sua moglie, Griet Jans con alcune caratteristiche tipiche di Rembrandt: la luce, la consistenza superficiale e il senso dell’umorismo.

Rembrandt Van Rijn, Il costruttore navale e sua moglie, dettaglio, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Le coppie sposate sono usualmente in questo periodo rappresentate in due distinti ritratti. Qui dobbiamo immaginare che Griet Jans sia appena entrata nella stanza (la sua mano è ancora posata sulla porta), e stia interrompendo il marito con un messaggio che per lei (non per lui) è di vitale importanza, Tutto quello che traspare dalle sue espressioni del volto esprime ansietà; il marito invece sembra semplicemente irritato perché è stato interrotto durante un momento di inspirazione.

I dipinti nell’ultima sala della mostra sono stati realizzati in Italia, in diversi centri artistici e durante un periodo di duecento anni. Mostrare questa grande varietà di dipinti tutti insieme richiama uno dei primi allestimenti in Buckingham Palace, durante il regno di Giorgio III.

Come nelle migliori collezioni europee, sono presenti dipinti di Tiziano, Andrea del Sarto, Pontormo, Parmigianino, Lotto, Guercino, Guido Reni, Artemisia Gentileschi e Canaletto.

Canaletto, Il Bacino di San Marco nel giorno dell’Ascensione, c 1733-4, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Nelle collezioni Reali ci sono diverse vedute del Canal Grande di Canaletto ma la più famosa è Il Bacino di San Marco nel giorno dell’Ascensione. La scena mostra il ritorno nel Molo del Bucintoro, la nave da cerimonia principalmente utilizzata nello Sposalizio con il Mare, che avviene nel giorno dell’Ascensione ed è conosciuto come la Festa della Sensa, che commemora il grande rapporto della città con il Mar Adriatico.

Questo è Canaletto al massimo del suo successo e l’opera fu dipinta molte volte dall’artista e dai suoi seguaci.

Un altro lavoro del veneziano Lorenzo Lotto è considerato uno dei ritratti più innovativi e dinamici dell’arte rinascimentale italiana, è il ritratto di Andrea Odoni.

Lorenzo Lotto, Andrea Odoni, 1527, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Odoni, con i suoi occhi diretti al di fuori del dipinto, dinamicamente invita il visitatore in una conversazione. Andrea Odoni fu un rinnovato collezionista del XVI secolo di dipinti, sculture, monete e gemme.

Qui è circondato da famose sculture classiche, che attestano le sue credenziali da collezionista. Per catturare questi oggetti, Lotto ha sperimentato il formato orizzontale dei quadri da paesaggio usualmente utilizzato per ritratti doppi. La composizione accentua la presenza di Odoni e la ricca veste bordata di pelliccia un robone

riempie il dipinto, portato in vita dalle incredibili capacità di Lotto di creare la luce nelle superfici.

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come allegoria della Pitturac. 1638-39, The Queen's gallery, @ Royal Collection Trust

Il ritratto è stato definito uno dei più raffinati e ambiziosi di Lotto e un deliberato e diretto confronto con chi deteneva la supremazia del ritratto a Venezia, Tiziano.

Non è possibile terminare la mostra senza fermarsi di fronte all’Autoritratto come allegoria della Pittura di Artemisia Gentileschi.

Artemisia fu l’artista femminile più famosa della sua epoca. In questo dipinto energetico e sicuro di sé, lei si autorappresenta audacemente come l’allegoria della Pittura.

I suoi capelli scompigliati rappresentano il fervore creativo, il ciondolo a maschera nella catenina dorata è il simbolo dell’imitazione, è il suo vestito iridescente dimostra la sua maestria nel dominare i colori. Artemisia realizza qualcosa in questo dipinto che nessuno dei suoi colleghi maschi avrebbe potuto fare: lei dando il suo proprio aspetto all’allegoria della Pittura crea un’immagine che la autorappresenta e la promuove.

Il fatto di dipingersi energicamente nell’atto di dipingere in questa posa particolarmente estrema con l’angolo della testa estremamente difficile da rendere, dimostra tutte le sue capacità di pittoriche e di visualizzazione.

Artemisia Gentileschi fu invitata a Londra nel 1638 dal re Carlo I, e probabilmente qui realizzò questo complicato e autopromozionale autoritratto.

Questa mostra è un evento imperdibile che permette di vedere più da vicino e fuori dalle limitate aperture estive di Buckingham Palace, una delle più spettacolari collezioni d’arte al mondo.


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